
Henry David Thoreau, il solitario di Walden, il discepolo di Emerson, è la più singolare figura che la storia letteraria americana ci presenti, ed è una delle anime più semplici e più complesse al tempo stesso che si siano mai rivelate al mondo in pensieri e azioni di una sincerità e nobiltà insuperabili. La sua vita è di una purezza cristallina, come le limpide acque del bel lago che egli ha reso immortale; e dei suoi scritti, nei quali egli manifesta tutto sé stesso con delizioso candore, si può ripetere, ancor più a ragione, quello che Walt Whitman disse di "Walden": «This is not a book; who touches this, touches a man» (Non è un libro questo: chi lo tocca, tocca un uomo). Dobbiamo avvicinarci alle opere e alla vita di Thoreau con spirito di amore, cioè di unione e di adesione, non di critica, se vogliamo penetrarne il significato. E non dobbiamo fermarci alle apparenze; l’opera sua, simile anche in questo alla natura di cui egli fu amante devoto, ha i suoi lati oscuri e contraddittori; ma per chi scende oltre la superficie, tali difetti scompaiono in un’armonia superiore. E come per penetrare oltre l’apparenza esterna della natura, per comprenderla, non basta ammirarla, ma bisogna studiarla e ricercarne le leggi, così per comprendere Thoreau occorre anche studiarlo, rievocarne brevemente la vita, e cercare di rintracciare la genesi e lo sviluppo della sua attività spirituale, collocandolo al suo posto in quel movimento letterario e religioso di cui egli fu uno dei rappresentanti più notevoli: il trascendentalismo.