
Per tutto il Ventennio la vita privata di migliaia di italiani fu segretamente spiata, sorvegliata, dossierata. Il solo sospetto che una persona avesse idee o frequentazioni invise al regime bastava a mettere in moto l’implacabile sistema informativo voluto da Mussolini. Ciò avvenne anche per Roberto Assagioli, finito nel mirino della polizia politica in quanto «pacifista» – oltretutto «di razza ebraica» – e da sempre vicino ad ambienti teosofici e spiritualisti. Un capitolo buio nella vita del padre della psicosintesi, costretto a subire il carcere e le persecuzioni razziali, che ora viene raccontato facendo parlare direttamente le carte riemerse dagli archivi della polizia fascista: rapporti investigativi, note di questure, informative di spie, lettere intercettate, e molto altro, lungo un arco temporale che va dal 1927 al 1941. In un serrato faccia a faccia con i documenti nudi e crudi, saremo calati nel grottesco clima di sospetto e repressione che circondava Assagioli e i suoi sodali, colpevoli di promuovere un nuovo umanesimo fondato sui valori della pace e della spiritualità. Un libro originale, “a carte scoperte”, che induce a riflettere sulla libertà in tempi di oppressione mentre ci consegna uno spaccato inedito della personalità di un grande innovatore qual è stato Roberto Assagioli, il cui lavoro continua a ispirare terapeuti e ammiratori di tutto il mondo. A cinquant’anni dalla scomparsa, il suo fascicolo è ancora aperto.