Il fondatore della psicosintesi nutriva un profondo interesse per Ralph Waldo Emerson, le cui opere immortali lo ispirarono e accompagnarono per tutta la vita. Roberto Assagioli iniziò prestissimo a interessarsi al filosofo della «fiducia in sé stessi», al punto che già nel 1908, a soli vent’anni, ne fece l’argomento di una conferenza al Congresso internazionale di filosofia di Heidelberg. Semplice ma per niente banale la sua tesi: a fronte di due esperienze di vita profondamente diverse tra loro e in presenza di due «personalità» quasi diametralmente opposte (quella di Emerson, appunto, e quella del filosofo tedesco Johann Georg Hamann, di cui Assagioli aveva appena tradotto una selezione di scritti), mostrare come si possa arrivare indipendentemente e per strade diverse alle stesse conclusioni in fatto di visione del mondo e dell’uomo. Mai più riedito e pressoché dimenticato, il testo di quella conferenza è ora al centro di questa silloge di scritti assagioliani dedicati a Emerson, curati per l’occasione da uno dei maggiori esperti del saggista americano. Pubblicati per la prima volta sono invece trentasette foglietti di appunti manoscritti e dattiloscritti – i cosiddetti «assagiolini» – a tema Emerson che il curatore ha tratto dall’Archivio Assagioli selezionandoli in base a un criterio di «prossima affinità» tra i temi ricorrenti in Emerson e gli argomenti più cari ad Assagioli e alla stessa psicosintesi. Arricchisce il volume un bel testo giovanile di Ugo Ojetti, anch’esso dedicato a Emerson e mai più riedito, risalente al 1898